Engrafia ed ecforia: come un logico inglese tradusse la memoria nel 1921

Italiano · English · Français · Deutsch · Русский · Español

Nel 1921 Bertrand Russell, l’autore dei Principia Mathematica, dedica una lezione intera a uno zoologo tedesco quasi sconosciuto. Ne riporta i termini, le definizioni, le due leggi con numero di pagina. Poi li smonta. Ma intanto «engram» ed «ekphory» sono entrati nella lingua inglese, in un libro che si leggeva.

Citazioni lette sugli originali: Semon, Die Mneme (1904, ed. 1920) e Russell, The Analysis of Mind, Lecture IV (edizione Gutenberg). In fondo: cosa è dimostrato e cosa no.

Un logico legge uno zoologo

Bertrand Russell nel 1921 non è un filosofo qualunque. Ha scritto con Whitehead i tre volumi dei Principia Mathematica, ha dato il nome a un paradosso che ha costretto a rifondare la teoria degli insiemi, è appena uscito di prigione per il pacifismo. The Analysis of Mind raccoglie quindici lezioni tenute a Londra e Pechino, e la tesi è ambiziosa: mente e materia non sono due sostanze, ma due modi di ordinare gli stessi elementi.

Per reggere questa tesi serve rispondere a una domanda: cosa distingue il vivente dalla materia morta? La quarta lezione è dedicata tutta a questo, e la risposta ha un titolo lungo: Influence of Past History on Present Occurrences in Living Organisms, l’influenza della storia passata sugli eventi presenti negli organismi viventi. L’autore che Russell sceglie come guida è Richard Semon, zoologo di Monaco, autore di Die Mneme (1904).

«La risposta di un organismo a un dato stimolo dipende molto spesso dalla storia passata dell’organismo, e non soltanto dallo stimolo e dallo stato presente dell’organismo FINORA ACCERTABILE.»

«The response of an organism to a given stimulus is very often dependent upon the past history of the organism, and not merely upon the stimulus and the HITHERTO DISCOVERABLE present state of the organism.» — Russell, The Analysis of Mind, 1921.

Il bambino scottato teme il fuoco. La scottatura non ha lasciato tracce visibili, eppure la reazione davanti al fuoco è cambiata. Un pezzo d’acciaio magnetizzato si comporta in modo diverso da uno non magnetizzato, ma lì sappiamo inventare un’ipotesi sulla struttura microscopica. Nel vivente, dice Russell, quasi tutto ciò che è caratteristico dipende da questa persistenza del passato. E per parlarne serve un vocabolario. Semon lo ha già costruito.

Engrafia: l’iscrizione

Engrafia (Engraphie, in Russell engraphic effect): l’azione con cui uno stimolo lascia nella sostanza vivente una modificazione permanente. Dal greco en-gráphein, incidere dentro. Il risultato dell’engrafia è l’engramma: la modificazione stessa, la differenza fra com’era l’organismo prima dello stimolo e com’è dopo che lo stimolo è cessato.

La definizione di Semon merita di essere letta per intero, perché contiene tre cose che poi si perdono.

«In moltissimi casi si può dimostrare che la sostanza irritabile dell’organismo, appartenga esso al regno dei protisti, delle piante o degli animali, dopo l’azione e la cessazione di uno stimolo e dopo il ritorno allo stato di indifferenza secondario, è modificata in modo permanente. Chiamo questa azione degli stimoli la loro azione engrafica, perché per così dire si scava o si iscrive nella sostanza organica. La modificazione così prodotta la chiamo l’engramma dello stimolo.»

«…gehöre er nun dem Protisten-, Pflanzen- oder Tierreich an, nach Einwirkung und Wiederaufhören eines Reizes und nach Wiedereintritt in den sekundären Indifferenzzustand dauernd verändert ist. Ich bezeichne diese Wirkung der Reize als ihre engraphische Wirkung, weil sie sich in die organische Substanz sozusagen eingräbt oder einschreibt. Die so bewirkte Veränderung der organischen Substanz bezeichne ich als das Engramm des betreffenden Reizes.» — Semon, Die Mneme, cap. II.

Prima cosa: vale per protisti, piante e animali. L’engramma di Semon non è un ricordo e la coscienza non c’entra. Seconda: la prova dell’engramma è la differenza fra due stati di quiete. Semon li chiama stato di indifferenza primario (prima dello stimolo) e secondario (dopo che lo stimolo è cessato). Se i due stati fossero identici, non ci sarebbe nulla da spiegare. Terza, e la più importante: non si iscrive uno stimolo isolato, ma tutto ciò che era presente in quel momento. Russell la rende così:

«Di fatto non è uno stimolo isolato a lasciare un engramma, ma la totalità degli stimoli di un dato momento; di conseguenza qualunque porzione di questa totalità tende, se ricorre, a suscitare l’intera reazione che era stata suscitata in precedenza.»

«In fact, it is not an isolated stimulus that leaves an engram, but the totality of the stimuli at any moment; consequently any portion of this totality tends, if it recurs, to arouse the whole reaction which was aroused before.» — Russell, 1921.

Questa è la prima legge mnemica di Semon, la legge dell’engrafia:

«Tutte le eccitazioni simultanee all’interno di un organismo formano un complesso di eccitazione simultaneo e connesso, che come tale agisce engraficamente, cioè lascia dietro di sé un complesso di engrammi connesso e in questo senso formante un tutto.»

«Alle gleichzeitigen Erregungen innerhalb eines Organismus bilden einen zusammenhängenden simultanen Erregungskomplex, der als solcher engraphisch wirkt, das heißt: der einen zusammenhängenden und insofern ein Ganzes bildenden Engrammkomplex hinterläßt.» — Semon, Die mnemischen Empfindungen, p. 146, citato da Russell.

In parole povere: si registra tutto insieme. L’odore, il rumore, la luce, la posizione del corpo, ciò che si stava provando. Non il fatto principale, ma la situazione intera, come un blocco.

Ecforia: il richiamo

Ecforia (Ekphorie, in Russell ekphoric influence): il passaggio di un engramma dallo stato latente allo stato attivo. Dal greco ek-phérein, portare fuori. Lo stimolo che lo provoca è lo stimolo ecforico, e non deve essere lo stimolo originale: ne basta una parte.

Se l’engrafia è la scrittura, l’ecforia è la lettura. Ma con una proprietà che non ha nessun archivio: non serve la chiave intera. Russell:

«Quando due stimoli si presentano insieme, uno di essi, presentandosi in seguito, può richiamare anche la reazione dell’altro. Chiamiamo questa “influenza ecforica”, e gli stimoli che hanno questo carattere li chiamiamo “stimoli ecforici”. In tal caso diciamo che gli engrammi dei due stimoli sono “associati”.»

«When two stimuli occur together, one of them, occurring afterwards, may call out the reaction for the other also. We call this an “ekphoric influence,” and stimuli having this character are called “ekphoric stimuli.” In such a case we call the engrams of the two stimuli “associated.”» — Russell, 1921.

Ed ecco la seconda legge mnemica, la legge dell’ecforia:

«Sul complesso di engrammi simultaneo agisce ecforicamente il ritorno parziale di quella situazione energetica che un tempo aveva agito engraficamente.»

«Ekphorisch auf einen simultanen Engrammkomplex wirkt die partielle Wiederkehr derjenigen energetischen Situation, die vormals engraphisch gewirkt hat.» — Semon, Die mnemischen Empfindungen, p. 173, citato da Russell.

L’esempio di Russell è l’odore del fumo di torba: lo senti, e ti torna in mente un’occasione in cui lo avevi sentito. Lo stesso odore non produce lo stesso ricordo in un altro uomo che non ha avuto quell’esperienza. Quindi la causa del ricordo non è l’odore da solo: è l’odore più l’occasione passata.

Semon cataloga diverse ecforie: quella innescata dal tempo che passa (i cicli giornalieri e annuali di piante e animali), quella innescata da una fase dello sviluppo, quella vicariante, in cui uno stimolo diverso dall’originale ne fa le veci. E ne ricava un corollario sull’amnesia che, nel suo libro, sta nell’indice del capitolo VI:

«La maggior parte delle amnesie non si basa sulla perdita degli engrammi, ma sull’impossibilità di ecforizzare al momento engrammi ancora perfettamente intatti.»

«Die meisten Amnesien beruhen nicht auf Verlust von Engrammen, sondern auf der Unmöglichkeit, die noch vollkommen intakten Engramme zur Zeit zu ekphorieren.» — Semon, Die Mneme, cap. VI.

Il motivo è la seconda legge letta al contrario: se la situazione attuale è troppo diversa da quella in cui si è scritto, il richiamo non avviene. L’ubriaco, il febbricitante, chi è in forte agitazione non trova cose che altrimenti conosce bene. La traccia è intatta; manca la condizione per leggerla.

Termine di SemonIn RussellIn parole povere
engraphische Wirkungengraphic effectlo stimolo incide la sostanza vivente
Engrammengramla modificazione che resta, differenza fra prima e dopo
Engrammkomplexengram-complextutto ciò che era presente, iscritto come un blocco
Ekphorieekphoric influenceil richiamo: la traccia latente torna attiva
ekphorischer Reizekphoric stimulusil frammento che basta a richiamare il blocco intero
mnemische Erscheinungenmnemic phenomenarisposte spiegabili solo includendo il passato

La mossa di Russell: tenere i fatti, lasciare l’ipotesi

Fin qui Russell è un divulgatore fedele. Poi fa il logico. L’engramma, nota, è un’ipotesi: nessuno l’ha visto. Semon stesso lo ammette, scrivendo che per ora non si può dire altro se non che deve consistere in qualche alterazione materiale del corpo. Russell allora separa le due leggi in ciò che è osservato e ciò che è supposto:

«Queste due leggi insieme rappresentano in parte un’ipotesi (l’engramma), e in parte un fatto osservabile. Il fatto osservabile è che, quando un certo complesso di stimoli ha originariamente causato un certo complesso di reazioni, il ritorno di parte degli stimoli tende a causare il ritorno di tutte le reazioni.»

«These two laws together represent in part a hypothesis (the engram), and in part an observable fact. The observable fact is that, when a certain complex of stimuli has originally caused a certain complex of reactions, the recurrence of part of the stimuli tends to cause the recurrence of the whole of the reactions.» — Russell, 1921.

E propone di fare a meno dell’engramma. Al suo posto la causazione mnemica: una legge causale in cui la causa prossima non è solo l’evento presente, ma l’evento presente insieme a un evento passato. Le leggi della psicologia, dice, non hanno la forma «X ora causa Y ora», ma:

«”A, B, C, … nel passato, insieme a X ora, causano Y ora.”»

«”A, B, C,… in the past, together with X now, cause Y now.”» — Russell, 1921.

A, B, C sono la causa mnemica, X l’occasione, Y la reazione. Una «disposizione», come il saper rispondere «Parigi» alla domanda sulla capitale della Francia, non è nulla di attuale nella mente: è la porzione mnemica di una legge causale. E le due leggi di Semon si condensano in una sola, che Russell scrive in maiuscolo:

«SE UNO STIMOLO COMPLESSO A HA CAUSATO UNA REAZIONE COMPLESSA B IN UN ORGANISMO, IL PRESENTARSI DI UNA PARTE DI A IN UN’OCCASIONE FUTURA TENDE A CAUSARE L’INTERA REAZIONE B.»

«IF A COMPLEX STIMULUS A HAS CAUSED A COMPLEX REACTION B IN AN ORGANISM, THE OCCURRENCE OF A PART OF A ON A FUTURE OCCASION TENDS TO CAUSE THE WHOLE REACTION B.» — Russell, 1921.

Da questa definizione discende anche una definizione di biografia che vale la pena isolare:

«Potremmo anzi definire una catena di esperienza, o una biografia, come una serie di eventi legati da causazione mnemica. Credo sia questa caratteristica, più di ogni altra, a distinguere le scienze del vivente dalla fisica.»

«We might, in fact, define one chain of experience, or one biography, as a series of occurrences linked by mnemic causation. I think it is this characteristic, more than any other, that distinguishes sciences dealing with living organisms from physics.» — Russell, 1921.

Il cervello è necessario, non sufficiente

Russell chiude pesando le due ipotesi, e qui è onesto fino in fondo. Contro la causazione mnemica come spiegazione ultima: i fenomeni mnemici si trovano anche in fisiologia e nelle piante, e nessuno vuole una causazione che salti nel tempo dentro la fisiologia. A favore dell’engramma: le lesioni cerebrali distruggono la memoria. Ma questo argomento, osserva, è meno forte di quanto sembri.

«Ciò che sappiamo è che la memoria, e i fenomeni mnemici in generale, possono essere disturbati o distrutti da cambiamenti nel cervello. Questo prova certamente che il cervello ha una parte essenziale nella causazione della memoria, ma non prova che un certo stato del cervello sia, da solo, una condizione sufficiente per l’esistenza della memoria.»

«What we know is that memory, and mnemic phenomena generally, can be disturbed or destroyed by changes in the brain. This certainly proves that the brain plays an essential part in the causation of memory, but does not prove that a certain state of the brain is, by itself, a sufficient condition for the existence of memory.» — Russell, 1921.

Per provare la sufficienza bisognerebbe vedere la differenza fra il cervello di chi parla inglese e di chi parla francese, fra chi ha visto New York e chi no. «Forse verrà il tempo in cui sarà possibile, ma oggi ne siamo molto lontani.» Russell adotta l’engramma come ipotesi di lavoro, ma tiene aperta l’altra porta, perché «spesso si rivela importante per il progresso della scienza ricordare ipotesi che prima sembravano improbabili».

Perché conta

Nel 1904 Semon scrive in tedesco, per fisiologi. Nel 1916 Bleuler porta engramma ed ecforia nel manuale di psichiatria più letto in lingua tedesca. Nel 1921 Russell fa la terza cosa: li porta in inglese, in un libro di un autore famoso, con definizioni, leggi, edizioni e numeri di pagina. Nello stesso anno esce anche la traduzione inglese di Die Mneme, dallo stesso editore, Allen & Unwin, e Russell la segnala in nota.

Dopo il 1921, quindi, un lettore colto di lingua inglese non ha bisogno del tedesco per incontrare l’idea che ogni situazione si registri per intero, che un frammento basti a richiamarla, e che la maggior parte delle amnesie siano tracce intatte che non si riesce a leggere. Nel 1950 queste tre idee ricompaiono, con lo stesso nome di engramma, in un libro che non cita Semon, né Bleuler, né Russell.

Cosa è dimostrato. Che Russell espone Semon per esteso nella Lecture IV, con le due leggi citate per pagina: il testo è di pubblico dominio e si verifica in pochi minuti. Che nel 1921 engram, ekphory e mnemic sono parole inglesi stampate. Che Russell considera l’engramma un’ipotesi e propone un’alternativa.

Cosa non è dimostrato. Che qualcuno, nel 1950, abbia letto Russell o Semon. L’articolo documenta la disponibilità del vocabolario, non la trasmissione.

Fonti. Semon, Die Mneme als erhaltendes Prinzip im Wechsel des organischen Geschehens, Leipzig, Engelmann, 1904 (ed. 1920 per le citazioni) · Semon, Die mnemischen Empfindungen, Leipzig, 1909 · Bleuler, Lehrbuch der Psychiatrie, Berlin, Springer, 1916 · Russell, The Analysis of Mind, London, Allen & Unwin, 1921, Lecture IV, testo Gutenberg n. 2529 · in italiano: Russell, L’analisi della mente, Newton Compton, 1969 e 2007.

Lascia un commento