risveglio spirituale: cosa fare nel 2018

Risveglio spirituale: consigli e suggerimenti

risveglia il tuo spirito, esci dal guscio!

Il 2018 è appena iniziato e tu hai intenzione di intraprendere un percorso di liberazione del sé? Ottimo! Vediamo che cosa è opportuno fare e quali sono le cose importanti da sapere:

 

[ 1 ] La sorgente di automaticità dell’uomo (a livello atomico) è l’immagine mentale: una registrazione avvenuta in un momento di bassa consapevolezza. E’ un retaggio del mondo animale. Se lo spirito non abitasse un corpo fisico tale fenomeno non si manifesterebbe.

[ 2 ] Per poter avere accesso all’insieme delle registrazioni di un individuo è necessario distogliere la sua attenzione dalla quotidianità. Il vissuto ha un forte impatto sulla vita dell’uomo: preoccupazioni, situazioni imbarazzanti, sensi di colpa. Tutto questo impedisce all’individuo di accedere al nucleo delle sue registrazioni. Senza l’accesso alla traccia delle registrazioni non è possibile cancellarne il contenuto.

rudimenti

[ 3 ] Procedere sempre con ordine: a) liberare l’attenzione dalle preoccupazioni; b) cancellare la porzione disponibile di mente meccanica/reattiva; c) lavorare sulla generazione delle proprie e personali cognizioni.

[ 4 ] Non dimenticarti che non sei solo, abiti un corpo che è guidato da una moltitudine di cellule. Inoltre il padrone del tuo corpo, l’anima, necessità di particolare attenzione.

Ricorda sempre di affidarti ad un consulente spirituale che conosca  l’esistenza delle immagini mentali e che possieda la metodologia necessaria alla loro cancellazione.

Il nostro cammino spirituale

Di seguito trovi il collegamento al nostro cammino spirituale, questo è ciò che proponiamo.

 

 

Lavorare su se stessi: che cosa viene fatto

Che cosa viene fatto da coloro che decidono di intraprendere la strada del lavoro su sé stessi?

Viene effettuato un processo di duplicazione attraverso memorie episodiche appartenenti all’individuo, al corpo e all’anima e alle diverse sorgenti che determinano gli altrui comportamenti a noi associati.

esempio di duplicazione di un episodio

[ 1 ] Hai mai riflettuto al numero di cellule che compongono il corpo umano (macchina biologica umana)?

[ 2 ] Hai mai riflettuti si chi si occupa di far battere il cuore o di regolare la temperatura corporea? L’anima!

 

Non c’è nulla di esoterico in tutto questo.

[ 3 ]Sei stato tu a costituire il tuo corpo o lo hai trovato già formato al momento della nascita?  E sei stato tu a preoccuparti di come farlo crescere?

Seguendo il filo logico dato da queste domande, il lavoro pratico su  sé stessi che qui viene proposto vuole far riflettere il lettore sulla necessità di un lavoro strutturato sull’intera macchina umana: mente, corpo, individuo ed entità altre.

Ma non finisce qui: una volta che l’individuo si è liberato di gran parte del suo bagaglio episodico potrà continuare generando la propria personale filosofia, le proprie comprensioni relative a qualsiasi fenomeno. Infatti, nel corso della vita, l’uomo è soggetto ad un meccanismo per il quale la sua attenzione resta parzialmente vincolata a termini, fenomeni, persone, etc.

Il lavoro pratico su sé stessi quindi si propone come valida metodologia per liberare definitivamente l’attenzione dell’individuo in modo da sgombrare la sua mente in modo permanente. E cosa significa tutto questo? Serve a migliorarsi?

La riposta è:  Tempo Presente.

 

Ed è proprio nel tempo presente che l’uomo può scegliere di fare, comunicare, apprendere, sbagliare, correggersi, osservarsi, riflettere: in una parola, migliorarsi.

Il lavoro pratico su se stessi

Che cos’è il lavoro pratico su sé stessi e come si fa?

Iniziamo dal dire che cosa non è: possiamo facilmente affermare che non è necessario tirare in ballo la <<magia>>.

E’ pratico, lo dice la parola stessa. Per praticarlo serve un operatore qualificato che ne conosca i procedimenti, le sue domande e la struttura genarle del lavoro. Volete sapere in una battuta che cos’è il lavoro sulla macchina biologica umana? Domande e liste di domande alle quali dare una risposta. Le risposte ovviamente sono le vostre consapevolezze che, una ad una, vanno a costituire la vostra personale verità: così facendo avete appena iniziato a costituire la vostra prima filosofia.

Possiamo poi continuare dicendo che il lavoro pratico su di sé è la  personale generazione di un’intima conoscenza che non aspetta altro che la vostra curiosità per essere sviscerata.

Vi state chiedendo per chi è il lavoro pratico su di sé?

Il lavoro è per tutti coloro che abbiano maturato la decisione di dedicare due o tre orette alla settimane alla generazione metodica di cognizioni (Dal lat. cognitio -onis, der. di cognoscĕre ‘conoscere’ •primo decennio sec. XIV.).

Che cosa non è il lavoro pratico su sé stessi?

Non sono pratiche meditative, è già stato espresso sopra: sono domande alle quali dare una risposta personale. La risposta va a comporre la propria filosofia personale. Per chi lo avesse sperimentato, sa che è possibile ottenere una comprensione da una pratica meditativa. Purtroppo però la pratica meditativa non è un metodo di generazione di consapevolezze strutturato. La meditazione ha lo scopo di liberare temporaneamente l’attenzione dell’individuo. Per chi ha come obiettivo la generazione e la scoperta della propria verità, non può essere considerato come un valido strumento per un lavoro metodologico.

 

Ancora, il lavoro pratico su di sé non è composto da rituali. Non si effettuano movimenti di sincronia, danze sacre, non si utilizzano oggetti, amuleti, non si pronunciano mantra.

Si danno risposte a domande che servono a sondare la struttura della macchina biologia umana secondo la sua composizione: mente, essere, anima, corpo, entità altre.

Secondo i canoni del lavoro pratico su sé stessi qui proposto, come si struttura la mente?

Ne parleremo in un prossimo articolo.